Mir – 1B 37mm f/2,8

Storia

Obiettivo grandangolare russo realizzato da DS Volosov nel 1954. Il progetto deriva dal Flektogon della Zeiss con qualche differenza come per esempio la lunghezza focale: il flektogon è 35mm mentre il mir è 37 mm. Ha un menisco negativo come la lente anteriore, che riduce notevolmente la vignettatura alle massime aperture di diaframma.

Caratteristiche:
Focale37,4 mm
Apertura diaframma min/maxf/2,8 – f/16
Distanza min. di messa a fuoco70cm
Numero lamelle diaframma10
Numero lenti/gruppi6/5
Risoluzione centro/bordo45/23 lpmm
Coefficiente di trasparenza0,78
Angolo di campo (FF)60.6°
Diametro filtri 49mm
Dimensioni59 x 56 mm
Peso185 gr
Attaccoa vite M39, M42, baionetta Kiev-10

Quest’obiettivo durante l’esposizione mondiale di Bruxelles fu insignito del riconoscimento Grand Prix, primo prodotto sovietico a ottenere un riconoscimento in occidente in piena guerra fredda. Nel 1959 l’obiettivo è stato premiato al 2 ° diploma della Mostra dei successi dell’economia nazionale dell’URSS. Gli esemplari dal 1958 fino all’inizio degli anni ’70 portano incisa la scritta: “Grand Prix Bruxelles 1958”. Il nome dell’obiettivo in russo può significare sia “pace” sia “mondo”.
L’obiettivo fu fabbricato in diverse fabbriche negli oltre quarant’anni che rimase in produzione. E’ stato prodotto in tempi diversi dal KMZ, il Zagorsky ottica e dagli impianti meccanici (ZOMZ), il Vologda ottico-e-Mechanical Plant (VOMZ), l’Arsenale di fabbrica. I primi esemplari furono prodotti con montatura a vite M39, verniciatura inizialmente argento, per poi passare all’attacco a vite M42 (Mir-1B) verniciatura nera, maggiormente diffusa, e all’attacco a baionetta per Kiev-10. Il Mir-1 era destinato a sostituire lo Zenit e altre telecamere con un supporto compatibile. C’erano varianti per le Kiev-10 SRL macchine fotografiche, telecamere e altre attrezzature.
Il Mir-1C, dotato di un otturatore centrale, è stato prodotto per la Zenit-4 dal KMZ. Nel 1960 la produzione è stata trasferita alla VOMZ (Sergiev Posad, ex Zagorsk), poi la variante aggiornata con il M42x1 fissaggio a vite, dotato di un’apertura a 10 lamelle, è stato fabbricato a Vologda (VOMS), etichettato Mir 1-V ( V per Vologda). Le altre lettere usate identificavano la produzione per la scuola S (Û); uso con un anello adattatore (A); Mir-1-Automatic, con un innesto a baionetta per le fotocamere reflex di tipo Kiev-10 e Kiev-15 (l’Arsenale di fabbrica, Kiev, Ucraina).

Caratteristiche costruttive

L’obiettivo è molto ben costruito. Tutte le finiture sono in metallo, ottima qualità della vernice e di solida e robusta costruzione. Esistono tuttavia versioni più recenti “plasticose”.
L’obiettivo si presenta come una lente piccola, leggera e facilmente maneggiabile. L’impostazione del diaframma avviene con la ghiera di preselezione, tipico delle ottiche russe, che richiede un adattamento all’uso. Per chiudere effettivamente il diaframma all’apertura prescelta, bisogna muovere un’altra ghiera fluida (e non a scatti) fino ad avere la profondità di campo o l’esposizione che si vuole ottenere. Questo tipo di meccanica si chiama appunto “preset” o “preselezione” e si rivela molto comoda per poter focheggiare a tutt’apertura e poi chiudere il diaframma solo in seguito, sfruttando quindi un mirino più illuminato. Si dimostra efficace anche per la realizzazione di video, perché i passaggi di luce non sono netti e improvvisi, ma graduali e fluidi. Ne trae vantaggio anche la registrazione del sonoro che non riporterà i disturbi generati dagli scatti d’impostazione dei diaframmi.
E’ il classico obiettivo da reportage per macchine fotografiche 35mm. Su fotocamera full frame si un angolo di campo moderatamente grandangolare, mentre su fotocamere con sensore ridotto si avrà l’angolo di campo tipico di un’ottica “normale”, cioè 50mm circa.

Qualità d’immagine

E’ molto adatto per la ripresa di soggetti vicini o non molto lontani, mentre a infinito e specie in presenza di molta luce la morbidezza diventa eccessiva, perdendo qualità nei dettagli e nei colori. Da vicino, per ritratti ambientati o dettagli, dà invece un’ottima resa.
L’obiettivo a tutta apertura è piuttosto morbido sia ai bordi che al centro e presenta una lieve vignettatura, riscontrabile con l’uso su FF, mentre con il formato ridotto, grazie al crop, non è presente. Chiudendo il diaframma acquista nitidezza, già a f/4 la vignettatura è quasi scomparsa e la nitidezza è molto migliorata, a f/5.6 la nitidezza diventa già abbastanza buona per poi migliorare ulteriormente fino a f/11, sempre riscontrando una percepibile differenza tra i bordi e il centro. La mancanza di nitidezza sconsiglia l’utilizzo di quest’obiettivo ai diaframmi più aperti nella ripresa di paesaggi, ma può essere interessante nell’utilizzo per i ritratti, specie in B&N, poiché produce uno sfocato abbastanza piacevole nonostante si tratti di un’ottica  grandangolare. La resa dei punti luce, favorita dalla composizione dell’iride a 10 lamelle è circolare, a pallini abbastanza grandi. In generale lo sfocato è abbastanza leggibile, ma anche morbido e molto staccato dai soggetti a fuoco. Nonostante ciò non va definito nervoso, anche se di certo non risulta omogeneo o cremoso. Chiudendo il diaframma si ottiene una buona nitidezza, con colori saturi e contrastati. Altra qualità di quest’obiettivo, come tutti i progetti derivati dal Flektogon, è l’assenza di distorsione per cui è adatto anche per architettura. Infine bisogna sottolineare come quest’obiettivo sia ottimo anche nell’utilizzo macro con i tubi di prolunga, oppure utilizzandolo invertito (ovviamente, con un anello di inversione per macro), e anche invertito sugli stessi tubi (configurazione attraverso la quale si raggiunge un ingrandimento di circa 3:1). La resa in macro è eccellente, grazie all’ottimo contrasto, ai diaframmi chiusi che consentono di avere una risolvenza più che adeguata e ai colori sgargianti che questa lente riesce ad ottenere.
Per contro, da riscontare come caratteristica negativa, nonostante le lenti siano rivestite, l’elevatissima sensibilità al controluce con conseguente caduta del contrasto e comparsa di flare, per cui è indispensabile l’uso di un paraluce.

Note

Piccola curiosità sui numeri di serie delle lenti sovietiche:

000xxxxxx test di fabbrica (studio), modelli (prototipi ecc)

00xxxxxx preserie modelli riservati per i membri del partito comunista e vip

0xxxxxx riservato ai dirigenti Syndicat fabbrica

Mie valutazioni

Ottica: ★★★★★★★☆☆☆

Non molto nitido alle aperture maggiori. Molto flare, soffre il controluce. Indispensabile il paraluce.

Qualità costruttiva: ★★★★★★★☆☆☆

Piccolo, leggero e robusto. Preciso l’anello di messa a fuoco.

Bokeh: ★★★★★★☆☆☆☆

Sfocato abbastanza piacevole per un grandangolo.

Ergonomia: ★★★★★★☆☆☆☆

Buona, ma bisogna adattarsi all’uso del preset dei diaframmi e alla presenza di tre ghiere uguali che generano confusione. Messa a fuoco minima 70cm. Rotazione anello di messa a fuoco di circa 280°, forse eccessiva ma calibrata.

Valore di mercato: ★★★★★★★★★★

Circa 60 euro (Mir 1-B, 11/2018).

Giudizio complessivo: ★★★★★★★☆☆☆

Ottimo.

Molti fotografi attribuiscono caratteristiche migliori alla prima versione M39 con la scritta Bruxelles Gran Premio. Questo spiega il fatto che il controllo di qualità negli anni 1950 e primi anni ’60 è stato più efficace che negli anni successivi quando il volume della produzione aumentò notevolmente. La versione nera cromata dei primi anni 1970, somigliante al Praktica, con la scritta “Grand Prix Bruxelles” è anche considerata una delle migliori prodotte ed è anche molto rara.

Precisazioni e chiarimenti

La storia, le caratteristiche, e comunque, tutto ciò che è riportato in questa scheda è frutto di una mia ricerca su pagine web e altro tipo di documentazione, unite a personali valutazioni e soggettive impressioni ottenute dal sottoscritto utilizzando l’obiettivo sul campo con fotocamere digitali. Tali contenuti non devono essere ritenuti assolutamente corretti e inconfutabili. Sono accettati quindi, chiarimenti, correzioni, suggerimenti ed eventuali contributi migliorativi.

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